Feeds:
Articoli
Commenti

TITOLO ORIGINALE: Il mercante di libri maledetti

AUTORI: Marcello Simoni

CASA EDITRICE: Newton Compton Editori

LINGUA ORIGINALE:Italiano

GENERE: Romanzo – Thriller

PRIMA PUBBLICAZIONE: 2010

PREZZO: € 9.90

ISBN: 978-88-541-3194-1

TRAMA

Anno 1205. Padre Vivien scappa, inseguito da strani cavalieri mascherati,ma la sua fuga termina con un volo da un dirupo. A distanza di tredici anni Ignazio da Toledo, un abile mercante di reliquie, riceve l’incarico di ritrovare un antico libro l’Uter Ventorum. La leggenda narra che chi possegga questo libro sia capace di evocare gli angeli e la loro conoscenza. Ignazio, accompagnato da ex pirata e da un giovane converso, si mette alla ricerca del libro tra Francia, Spagna e Italia. Intricati enigmi e personaggi privi di scrupoli si intrometteranno nella loro ricerca.

CONSIDERAZIONI

Un continuo principio. La sensazione che si ha mentre si legge è che debba succedere qualcosa da un momento all’altro, che il clou del romanzo sia nella pagina successiva. Ancora. E ancora. Si arriva all’ultimo capitolo e… in sole 3 pagine si descrive l’anagnorisi. Nel modo più ovvio possibile ed in maniera troppo repentina.

Andiamo con ordine. La storia narra di Ignazio da Toledo, un mercante di reliquie e di libri antichi, in fuga da 13 anni da una fantomatica setta di cavalieri mascherati. Il mercante è alla ricerca dell’Uter Ventorum, l’utero dei venti, ovvero il libro che consentirebbe di evocare gli angeli e riceverne il loro sapere. Accompagnato da Willalme, un ex galeotto, devoto ad Ignazio per avergli salvato la vita, e da Uberto, un converso poco più che adolescente, Ignazio segue le tracce e gli indizi lasciatigli da Padre Vivien, un suo vecchio compagno di avventure, che lo porteranno in giro per mezza Europa del XIII secolo. Passando attraverso assedi, imboscate, fughe precipitose, travestimenti ed avvelenamenti, la compagnia cercherà di ritrovare, illesa, il famigerato libro.

I personaggi principali hanno una spiccata personalità e sono descritti con dovizia di particolari. Il passato e la psicologia dei tre vengono narrati in maniera precisa e puntuale durante lo svolgimento degli eventi e, fino all’ultima pagina, si avrà la consapevolezza di poter predire il loro comportamento in modo pressoché deterministico. Gli antagonisti, invece, sono trattati alla stregua di comparse. Sono poco più che maschere con un nome.

Tutto un altro discorso per quello che concerne l’ambientazione: luoghi, rumori, contesti ed aspetto storico sono curati in maniera quasi maniacale. Spesso ci si ritrova ad immaginare la stradina di Compostela o San Marco a Venezia con l’idea di averci vissuto. Ammirevole la differenza di stile nella descrizione di luoghi caldi e rumorosi come la rovente Spagna da luoghi freddi ed irraggiungibili come l’algido monastero di Santa Maria del Mare.

Il lavoro certosino effettuato per il contesto storico è accompagnato da una scrittura molto ricercata, a volte troppo, colma di virtuosismi e termini desueti. Benché sia gradevole da un punto di vista estetico, questa attitudine tende a distaccare il lettore dalla, già poco coinvolgente, storia. Tanto più se si considerano le numerose citazioni dal latino, arabo, spagnolo e provenzale.

Come accennato poco sopra, il vero tasto dolente è il plot. Non c’è un vero intreccio. E’ tutto molto lineare e facilmente preventivabile. I più smaliziati riusciranno a capire i ruoli di tutti i personaggi sin dai primi dieci capitoli. Non viene mai raggiunto un momento in cui il climax, la tensione porti a divorare le pagine seguenti. E’ una grave pecca, specie se associata all’evidente lavoro di ricerca.

Questa opera prima di Simoni ha delle buone potenzialità, ma è poco matura. La lettura non è assolutamente sconsigliata, specie a fronte del risibile prezzo promozionale di vendita, a patto che non ci si aspetti un capolavoro: accompagnerà qualche serata accanto ad un lume, ma dopo non rimarrà che un annebbiato ricordo stipato in un remoto cassetto del cervello. Di  avventure ben più intriganti le librerie son stracolme.

PAGELLONE

TRAMA 6: Lineare, a tratti banale.

COINVOLGIMENTO 5: Tra la lettura di un capitolo ed il seguente potrebbero passare anche settimane.

SCRITTURA 7: Difficile, ma elegante.

PERSONAGGI 8: Peccato che gli antagonisti non siano stati considerati a dovere.

AMBIENTAZIONE 9: Ci si sente catapultati nell’Europa del 1220.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 69/100

TITOLO ORIGINALE: Prince of Persia: The Sands of Time
NAZIONE: U.S.A.
ANNO: 2010
GENERE: Azione, Avventura, Fantastico
DURATA: 116′
REGIA: Mike Newell
PRODUZIONE: Jerry Bruckheimer Films, Walt Disney Pictures
DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
USCITA: 19 Maggio 2010 (cinema) – 01 Settembre 2010 (DVD)
CAST: Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley, Alfred Molina, Toby Kebbell,
Richard Coyle, Reece Ritchie, Ambika Jois, Gísli Örn Garðarsson

TRAMA

Nell’antico impero persiano un giovane principe, dal sangue non reale, si trova involontariamente coinvolto in una serie di complotti di palazzo.  Con l’aiuto di una misteriosa quanto bella principessa deve difendere e nascondere un potente pugnale e le magiche sabbie del tempo affinchè non cadano in mani sbagliate.

CONSIDERAZIONI

Il film che non ti aspetti.

Solitamente le pellicole che prendono spunto da videogiochi, fumetti, cartoni animati o libri raramente rispecchiano il senso o il coinvolgimento della produzione originale (sempre che ce ne sia uno). Facile ricordare delusioni come  i vari Tomb Raider, Mortal Kombat, Hitman, Resident Evil. In questo caso invece sia l’ambientazione, sia l’azione, i personaggi e la storia di fondo sono stati resi in maniera ottimale rispetto al videogioco (che nutre una tradizione di tutto rispetto sin dai primi anni ’90).

La storia non ha in cuor suo una grande vena innovativa però presenta le caratteristiche tipiche delle pellicoli avvincenti: azione, guerre, ricchezza e povertà, amore, complotti e magia(o divinità). Il tutto condito da una sana dose di bellezza.  Gemma Arterton ricorda vagamente la Monica Bellucci dei tempi migliori ed è letteralmente impossibile non rimanerne affascinati.

Qualche personaggio stona un pò. Il fratello del re, impersonificato da Ben Kingsley (Star Trek ed X-Man), è poco credibile e altamente prevedibile. Bene invece i fratelli del principe ed il re in persona. Notevoli le scene di guerra che ricordano, seppur in maniera minore, la battaglia del fosso di Helm nel Signore degli Anelli (le due torri).

L’ambientazione non è affatto male: grandi spazi aperti,  sontuosi palazzi, mura fortificate, deserti, cunicoli, mercati. Ogni tanto sembra di rivedere  il cartone animato “Aladin”! Specie all’inizio quando il principe, da bambino, tenta di sfuggire alle guardie che lo rincorrono.

Un piccolo cameo è stato fatto ad un altro videogioco che recentemente va per la maggiore. “Assassin’s Creed”. E’ presente una intera categoria di Assassini che tenta di uccidere il protagonista. Il cameo però è più che altro riferito ad un marchio di fabbrica di quest’ultimo gioco ovvero ” il salto della fede”: il protagonista sale su una struttura, solitamente una torre, e, con una visione a 360°, scruta il territorio circostante, buttandosi alla cieca nel vuoto per ritornare al suolo.

La ricerca continua di umorismo e di frasi ad effetto sfocia qualche volta nel ridicolo. Impossibile non notare la frase della principessa: “Se non facciamo in tempo sarà l’Armagedon!” che, seppur pronunciata in un momento drammatico, è davvero fuori luogo. Quasi vien da pensare a Bruce Willis che cerca di traivellare un asteroide!!!

Per il resto il film rimane molto fedele al videogioco sia per quanto riguarda la storia, sia per quanto riguarda la scenografia. Questo aspetto lo rende appetibile per chi ha giocato e si è divertito con la produzione della Ubisoft, ma anche per chi invece si approccia per la prima volta a questo personaggio e ne rimane sorpreso dal fascino tipico dell’antieroe.

Mi sento di consigliarlo ad un pubblico che vuole passare poco meno di un paio d’ore in maniera spensierata, purchè non ci si aspetti un capolavoro, ma un film che fa alternare un sorriso ad uno stato di sincera ammirazione. Indiffernentemente in dvd o al cinema, purchè ci sia il dolby.

PAGELLONE

Scenografia 9: Il medio oriente, il deserto e le architetture arabe sono sempre accattivanti.

Trama 8: Stranamente complessa e ben organizzata, rispecchia fedelmente le origini di questo film

Cast 8: Jake Gyllenhaal e Gemma Arterton sono espressivi quanto di bell’aspetto. Ci si aspettava un pò di più da Ben Kingsley.

Colonna sonora 7: Un pò scontata, ma non disturba affatto.

Azione 8: Ormai il parkour è una moda. Questo però è uno dei pochi casi in cui viene sfruttato sensatamente.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 80/100

TITOLO ORIGINALE: Level 26

AUTORI: A.E. Zuiker, D. Swierczynsky

CASA EDITRICE: Sperling& Kupfer, Frassinelli editore

TRADUZIONE: Annalisa Garavaglia

GENERE: Digi – Thriller

PRIMA PUBBLICAZIONE: 2009

PREZZO: € 19.90

ISBN: 978-88-200-4792-4

TRAMA

Un assassino seriale, senza modus operandi, raggiunge il livello di pericolosità 26.  Un livello creato appositamente per lui: nessuno era mai stato così efferato. Nome in codice Sqweegel. La polizia brancola nel buio. Solo un ex esperto, analista del crimine, è riuscito ad avvicinarlo una volta e la sua vita ne ha risentito pesantemente . Eppure proprio lui, Steve Dark, è l’unico che può riuscire a catturarlo. E’ l’unica speranza contro una mente superiore: pensano allo stesso modo.

CONSIDERAZIONI

Che spreco.

Una quantità incredibile di idee, momenti di azione, coinvolgimento e suspense buttata via per una scelta tanto innovativa quanto scellerata. E’ mai possibile che non si riesca a capire che una persona legga un libro in momenti di relax, possibilmente lontano da tutto e tutti e non voglia che qualcuno la allontani da questi brevi momenti di pace? Come si può concepire di inserire nella lettura di un libro la connessione ad un sito internet per conoscere la conclusione di un capitolo?

Si legge in spiaggia, su un divano, su un letto, in treno…posti in cui la connessione ad internet è al massimo quella di un cellulare (da cui non si può visitare il suddetto sito per la tipologia di sito scelta). Per non parlare del fatto che interrompere la lettura per vedere un filmato è quanto di più deleterio esista per una scorrevole prosecuzione. E’ vero che non c’è niente di fondamentale nei video, ma finchè non li si guarda non lo si saprà mai. E guarda un pò…bisogna registrarsi al sito, fornendo i propri dati, per vedere i “corti”. Una manovra pubblicitaria autoreferenziata. Scelta decisamente poco azzeccata, che innervosisce e fa venir voglia di metter da parte il libro.

Una volta fatta questa dovuta premessa, si può finalmente parlare del libro nella sua veste classica. La storia tratta del più cruento assassino mai conosciuto, denominato Sqweegel dalla CIA, “uomo” ai limiti del mitologico che ha raggiunto livelli di efferatezza difficilmente immaginabili da una mente comune. Talmente spietato e maniacale nella preparazione dei suoi crimini da essere geniale. Nessuno sa chi sia, non ha mai lasciato indizi. Solo una volta è stato visto in penombra da un analista del crimine, Steve Dark. E tutto quello che circondava il tutore dell’ordine è stato distrutto.

Sqweegel nel suo evolversi non è mai stato una minaccia concreta finchè non ha iniziato a intaccare i piani alti del governo americano che, come ultima speranza, si è visto costretto a chiamare Steve Dark, ridotto ad una larva, per cercare di stanarlo. Ne nasce una caccia all’uomo con sorprese e misteri che si faranno sempre più fitti e complicati. Il tutto accompagnato da una fanciullesca filastrocca.

A volte ruvido, cruento e fin troppo vivido nella descrizione dei particolari, soprattutto riguardanti la scelta delle vittime, Zuiker si sofferma molto sulla psicologia di Steve Dark, lasciando all’immaginazione i motivi che hanno condotto Sqweegel ad essere il criminale che è diventato. Un accenno di denuncia della società e delle alte sfere circonda il lettore, ma senza entrare troppo nella retorica. Angosciante in alcune scene. Ci si sorprende ad immaginare che l’assassino (metodico, silenzioso e pronto all’attacco) possa essere nascosto a pochi passi dal lettore. In qualsiasi momento.  La privacy è una chimera.

La scrittura ricorda molto un copione cinematografico. Diverse le scene di azione e poche le parti di ragionamento o pensiero. Non per nulla Zuiker è diventato famoso grazie alla serie televisiva di successo mondiale CSI. Coinvolgente e appassionante. Unico grosso neo, come detto in principio, il richiamo a video caricati su internet.

Lettura assolutamente consigliata…con un portatile connesso ad internet a portata di mano.

PAGELLONE

TRAMA 8: Idee e descrizioni che danno nuova linfa vitale ad un genere che sembra sempre al limite della saturazione.

COINVOLGIMENTO 8: Molto ben congegnata l’escalation che porta al climax finale.

SCRITTURA 6: Immediato e semplice, ma il richiamo a tratti esasperante al collegamento ad internet rende la lettura poco scorrevole

PERSONAGGI 7: Un filo sottile divide il buono dal cattivo, lo stesso filo che li unisce.

AMBIENTAZIONE 8: Descritta vividamente, contribuisce all’immedesimazione nel personaggio

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 75/100

TITOLO ORIGINALE: Robin Hood
USCITA CINEMA: 12/05/2010
REGIA: Ridley Scott
SCENEGGIATURA: Brian Helgeland
ATTORI: Russell Crowe, Cate Blanchett, Scott Grimes, Kevin Durand, Mark Strong, Alan Doyle, Matthew Macfadyen, Danny Huston, William Hurt, Max von Sydow, Oscar Isaac, Eileen Atkins, Léa Seydoux, Bronson Webb, Robert Pugh
FOTOGRAFIA: John Mathieson
MONTAGGIO: Pietro Scalia
MUSICHE: Marc Streitenfeld
PRODUZIONE: Imagine Entertainment, Scott Free Productions, Universal Pictures
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
PAESE: Gran Bretagna, USA 2010
GENERE: Azione, Drammatico, Storico, Avventura
FORMATO: Colore 2.35 : 1

TRAMA

La storia è quella di Robin di Locksley (Russell Crowe) sincero, prode, ingenuo ed abile arciere al servizio di Re Riccardo Cuor di Leone durante le crociate in Terra Santa. Interessato solo al proprio rendiconto personale, Locksley cambia prospettive dopo la morte del sovrano: tornando a casa, in Inghilterra, per mantenere una promessa arriva in quel di Nottingham, contea vessata da un dispotico sceriffo, ed incontra la vedova lady Marian (Cate Blanchett). Cercando di guadagnare la fiducia della donna e di riscoprire il suo passato, si ritrova al cospetto della corona inglese. Nel tentativo di salvare la sua terra, l’arciere combatte e mette insieme una banda di fuorilegge che lo aiuti contro lo sceriffo tiranno ed il nuovo sovrano, Giovanni. Robin di Locksley, lascia così il posto alla leggenda di Robin Hood.

CONSIDERAZIONI

Partiamo subito da quel che sembra ovvio a chiunque conosca minimamente Russel Crowe e Ridley Scott: questo film è poco di più di una copia del Gladiatore. Evoluzione degli eventi, racconto, scenografia e musica…Ogni cosa riporta al capolavoro appena citato.

La storia nasce come prequel del Robin Hood che tutti conosciamo e narra del viaggio di Robin di Locksley al ritorno dalle crociate, fino all’arrivo a Nottingham. Rispetto al racconto classico ci sono diverse divagazioni e modifiche che rendono più intrigante e viva la storia. E’ evidente come alcuni aspetti siano davvero poco credibili e stereotipati. Esempio fulgido è il rapporto amoroso, banale, che si viene a creare tra Robin e Lady Marian. A proposito di fulgido…una frase resterà nella memoria di chi guarderà il film, ovvero: “Questa mattina mi sono svegliato con un turgido fulgore…”. Parole del padre di Lady Marion, un arzillo 84enne, che scateneranno diverse risate!

La presenza di un elevato numero di personaggi rende un pò complicato seguire in maniera attenta l’evolversi degli eventi, ma la trama piuttosto lineare, a tratti scontata, aiuta in questo. Nel Gladiatore, l’aspetto psicologico, il passato del protagonista e l’importanza dei coprotagonisti erano aspetti fondamentali dell’intreccio narrativo, in Robin Hood invece  sono sfumature piuttosto limitate. Il tutto si potrebbe ridurre a scene di azione che si interlacciano ad un mieloso mix fintoromantico con piccoli sprazzi di ironia.

In fin dei conti il risultato non risulta essere malvagio, ma non rimarrà certo nella storia per originalità o coinvolgimento. Si lascia guardare, questo è indubbio. Gli scenari poi contribuiscono a far rimanere spesso senza fiato e l’abile mano del regista è parecchio evidente nelle scene di battaglia. Le musiche in stile Enya sono spesso forzate e viene quasi naturale pensare ad un campo di grano accarezzato dal protagonista… Molto più divertenti le canzoni del menestrello del gruppo: lodevole lo sforzo di dar note moderne alla musicalità tipica dei cantastorie.

Discorso separato merita il protagonista. Russel Crowe è un attore formidabile, soprattutto in ruoli storici o da combattenti. Però tra tutti i personaggi carismatici… Robin Hood è quello meno adatto a lui per un aspetto meramente fisico. Nell’immaginario collettivo l’uomo che ruba ai ricchi per dare ai poveri è una persona che vive di stenti, in  foreste, cibandosi, in un’Inghilterra falcidiata da carestia e povertà, di quel poco che la natura gli fornisce. Si pensa a lui come un personaggio veloce, magro, sfuggente… Quasi elfico. Russel Crowe è l’opposto. Piazzato, possente, pesante. In totale contrasto con il Kevin Costner che ha recitato nel Robin Hood più famoso. E’ quanto meno è difficile associare l’attore al ruolo.Nulla da eccepire su Cate Blanchett, perfetta nel suo algido e allo stesso tempo agreste ruolo.

In definitiva è un film che vale la pena di vedere, senza troppe aspettative. Un paio d’ore che passano velocemente se si è appassionati a questo genere di pellicole, un pò troppo lungo, per via delle scene di battaglia, se non si è dei patiti. Da vedere rigorosamente al cinema per godere a pieno delle bellissime ambientazioni e per immaginare di essere al centro dello scontro.

PAGELLONE

Scenografia 9 : Foreste, mare, villaggi ricostruiti fedelmente. Suggestivo.

Trama 6: Era difficile ricostruire l’inizio di una storia conosciutissima. Si poteva fare di meglio.

Attori 8: Russel Crowe non è molto azzeccato come Robin Hood, se non altro per la stazza. Cate Blanchett è perfetta.

Colonna Sonora 7: Sulla falsa riga del gladiatore,nulla di innovativo. Belli gli stacchi del menestrello in salsa rock.

Originalità 6: Attore protagonista, regista ed evoluzione della trama sono la brutta copia del Gladiatore.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 72/100

TITOLO ORIGINALE: Lezione 21

LINGUA ORIGINALE: inglese

PAESE: Regno Unito/Italia

ANNO: 2008

DURATA: 92 min

GENERE: drammatico

REGIA E SCENEGGIATURA: Alessandro Baricco

PRODUTTORI: Giancarlo Leone, Domenico Procacci,Fandango, Potboiler Productions (UK), Rai Cinema

DISTRIBUZIONE (Italia): Rai Cinema

CAST: John Hurt, Noah Taylor, Leonor Watling, Clive Russell,Rasmus Hardiker, Clive Riche, Matthew T. Reynolds, Tim Barlow, Natalia Tena.

MUSICHE: Mario Brunello

TRAMA

Come nacque la Nona sinfonia, e cosa successe la sera che per la prima volta Beethoven la presentò al pubblico viennese? Lo racconta il geniale professor Mondrian Kilroy, in una lezione indimenticabile che diventa viaggio fantastico nel passato e riflessione sapiente sulla vecchiaia, sull’amore e sulla bellezza.

CONSIDERAZIONI

Emozionante.

E’ davvero difficile trovare altre parole per descrivere in modo degno questo film.

Talmente denso di significati, metafore, messaggi che vien voglia di rivederlo appena terminato. Arte visiva. Arte sonora. Un continuo richiamo alla vita, alla morte, alla bellezza, allo scorrer del tempo. Tutto questo sulle ali della gioia. Della Nona sinfonia di Beethoven. Non era una preghiera. Era un sogno. Sognò la gioia. La gioia di un uomo che sfidava a duello  il mondo, il vuoto, per trovare se stesso… e tutto a colpi di note. Quest’uomo però era vecchio, sordo. Freddo. Convinse gli altri di provar gioia, ma era ormai al tramonto. Intelligenza, genio, complessità…ma c’è così poca bellezza.

Chi vinse il duello allora? Non lo sapremo mai. Oppure la risposta la conosciamo  già.

Baricco racconta  Beethoven da un punto di vista nuovo, non convenzionale, anticonformista. E lo racconta come lo si fa con i bambini: con una storiella. Così come l’inno alla gioia è un semplice susseguirsi di 15 note, fin troppo banali, allo stesso modo l’autore torinese cerca di guidare lo spettatore attraverso personaggi paradossali che ricordano vagamente “Alice nel paese delle meraviglie”. Ognuno con una sua caratteristica, con una sua esperienza, con una sua storia. Il tutto mentre la vita scorre, termina. Partendo dalla musica invia dei segnali. Segnali che saranno recepiti solo in base alla sensibilità di chi li vuol ricevere. Possono essere molteplici, diversi tra loro, discordanti, unici. Non c’è un qualcosa che li lega. E’ a discrezione di chi è dall’altra parte.

Lo stile narrativo è innovativo ed inusuale. Un intreccio tra un documentario girato nell’800, una lezione universitaria ed una fiaba dei fratelli Grimm. In principio si tende all’essere spaesati. Forse, se mal disposti, si pensa addirittura ad interrompere la visione: si è buttati nel mezzo di un racconto senza incipit nè conclusione. Poi ci si lascia trascinare dalle immagine, dall’armonia, dalla musica, dalle parole dello studente innamorato della materia che vien rapito dal racconto del professore.

Tutto il film è un narrare in prosa l’arte del compositore tedesco. Una scorciatoia verso una meta che sembra essere troppo lontana dalla contemporaneità. Scherzo, Adagio, Moderato. Musica  associata ad immagini, a sensazioni. Musica potente, triste, scherzosa, giocosa, raffinata. Musica vecchia di due secoli, ma sempre attuale eppur fuori moda, oggi come allora. Una colonna sonora che ha pochi eguali nella storia.

Un esercizio di stile, di cultura che rasenta anch’esso l’arte. Un pattinare armonioso sul sottile ghiaccio di un vecchio inverno.

PAGELLONE

Scenografia 9: A tratti geniale. Il Trentino innevato è poesia.

Trama 7: Ignota, incomprensibile, avvincente.

Attori 8: Difficile immedesimarsi in ruoli così complessi, quando il protagonista non appare mai.

Colonna Sonora 10:Le fondamenta della musica degli ultimi due secoli.

Messaggio 9: Talmente tanti significati e metafore che ci si perde.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 87/100

The Bounty HunterTITOLO ORIGINALE: The Bounty Hunter
USCITA CINEMA: 09/04/2010
REGIA: Andy Tennant
SCENEGGIATURA: Sarah Thorp
ATTORI: Gerard Butler, Jennifer Aniston, Christine Baranski, Cathy Moriarty, Jason Sudeikis, Natalie Morales, Siobhan Fallon, Daisy Tahan, Peter Greene, Liam Ferguson, Dorian Missick, Ruby Feliciano, Adam Rose, Joel Garland, Eric Zuckerman
FOTOGRAFIA: Oliver Bokelberg
MONTAGGIO: Troy Takaki
PRODUZIONE: Madhouse Entertainment, Original Film, Original Films, Sony Pictures Entertainment (SPE)
DISTRIBUZIONE: Sony Pictures Releasing Italia
PAESE: USA 2010
GENERE: Azione, Commedia, Romantico
DURATA: 110 Min
FORMATO: Colore 2.35 : 1

TRAMA

Milo Boyd (Gerard Butler), ex poliziotto diventato cacciatore di taglie dopo il licenziamento, ottiene il lavoro dei suoi sogni quando gli viene affidato il compito di inseguire Nicole Hurly (Jennifer Aniston), una giornalista latitante, sua ex-moglie. Tutto quello che Milo si aspetta è un tranquillo giorno di lavoro e una sana vendetta nei confronti della ex, ma quando Nicole riesce a sfuggirgli per seguire le tracce di un omicidio, Milo realizza che, come sempre, nulla tra lui e Nicole è semplice.

CONSIDERAZIONI

Certe volte viene da chiedersi: “Perchè?”. Perchè certe produzioni vengono finanziate? Le manette che si vedono per tutta la durata del film sono una metafora. Già… Per arrivare a vedere la conclusione bisogna necessariamente essere incatenati.

Cerchiamo di dare un criterio a ciò che un criterio non ha. La commedia leggera vorrebbe essere un genere che consenta di passare un’ora e mezza con qualche sorriso ed in maniera spensierata. La trama non è fondamentale, ma si punta su altro: comicità, battute, spunti sexy, romanticismo. Zero. Non c’è nulla. Eppure i presupposti ci sarebbero.

Jennifer Aniston vive di questo genere di commedie e se la cava anche piuttosto bene. Gerard Butler non è un esperto, ma in “la dura verità” (con Katherine Heigl) non è andato male. L’idea di fondo potrebbe anche portare a diversi spunti simpatici. Tuttavia niente, assolutamente niente , è riuscito col buco in questo ciambellone.

I due attori protagonisti sono espressivi come un camion dei pompieri dallo sfascia carrozze. La storia è scontatissima: al quinto minuto si capisce già dove vogliono andare a parare. Un giallo in cui il colpevole non solo è il maggiordomo, ma si costituisce! Si spera in qualche spunto ironico…macchè (a volerlo cercare, l’unico personaggio degno di nota è la madre di Nicole). Non rimane che osservare la bellezza dei protagonisti, assolutamente insindacabile. Ma a questo punto sarebbe più opportuno  comprarsi un poster ed appenderselo in camera.

Si ritorna allora alla domanda iniziale: Perchè produrre questo scempio???

Verrebbe da rispondere che il nome dei protagonisti garantisce da solo gli introiti validi a raggiungere i contributi per la pensione. Ma solo a pensar male… sicuramente le intenzioni erano migliori.

Il titolo del film merita una piccolissima trattazione: perchè tradurre “il cacciatore di taglie” ne “il cacciatore di ex”? L’idea che ci si fa è totalmente diversa dato che, alla fine, l’ex…è solo una. Ma fosse questo il vero problema…

In definitiva si tratta di una pellicola assolutamente sconsigliata. Credetemi, speravo di addormentarmi piuttosto che continuare quella tortura. In 110 minuti di film ci sarà stato, forse, un accenno di sorriso… e solo perchè mi costringevo a trovare un aspetto positivo.

Deprimente.

PAGELLONE

Scenografia 6: Non è importante ai fini del film e questo è positivo.

Trama 4: Di un’ovvietà imbarazzante.

Attori 4: Hanno decisamente vissuto esperienze migliori.

Colonna Sonora 6: Ravviva un minimo la platea.

Suspance/Comicità 2: Noioso, scontato,pessimo.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 43/100

TITOLO ORIGINALE: CADO DALLE NUBI

REGIA: Gennaro Nunziante

INTERPRETI: Luca Medici, Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona, Gigi Angelillo, Anna Ferruzzo, Ludovica Modugno, Sereno Bukasa, Stefano Chiodaroli, Ivano Marescotti, Rocco Papaleo, Francesca Chillemi

NAZIONALITA’: Italia 2009

GENERE: commedia

DATA DI USCITA NEI CINEMA: Novembre 2009

TRAMA:

Checco Zalone (Luca Medici) è un giovane pugliese con la passione per la musica. In seguito ad una cocente delusione sentimentale, Checco decide di partire da Polignano a Mare per raggiungere Milano e cercare di realizzare il suo sogno, diventare un artista musicale, e dimenticare la sua amata Angela. Una volta a Milano viene ospitato dal cugino Alfredo (Dino Abbrescia), ma incontra notevoli difficoltà nell’abituarsi alla frenesia ed ai costumi della metropoli milanese. Nel suo peregrinare incontra Marika (Giulia Michelini) con la quale vivrà una serie di insolite disavventure.

CONSIDERAZIONI:

Ci son poche parole per descrivere l’opera prima di Luca Medici. Quella che mi viene in mente più frequentemente è: “ignorante”. Il film di “Checco Zalone”, gestito in maniera divertentissima da Gennaro Nunziante (inutile ricordare il suo passato con Solfrizzi e Stornaiolo), è decisamente “ignorante”. Quell’ignoranza che ti fa scompisciare dalle risate. Al diavolo moralismi, politically correct e perbenismo fasullo: questa è pura, ignorante, comicità popolare.

Una commedia degli equivoci che vede il troglodita Checco sbarcare nella “avanzata” Lombardia, dove, dietro un velo di apparente superiorità morale, si nascondono le stesse identiche problematiche di una piccola realtà meridionale qual è quella di Polignano. La comparazione che si fa tra Checco e gli omosessuali e tra il padre di Marika e i meridionali è evidente quanto ridicola nella sua inutilità, infatti, nel suo piccolo comico, Luca Medici riesce a far capire che le differenze, siano esse culturali, sessuali o geografiche, esistono solo se le si cerca col lumicino. Quel che se ne evince è un’ipocrisia latente.

Lo scopo di questo film è comunque ben lungi dall’essere didattico, anzi… La battuta pungente, la reazione esagerata, il paraculo in dialetto sono comparabili ad una raffica di un mitra. In alcuni momenti ci si ritrova davvero a ridere a crepapelle. Alla fine del  film viene spontaneo cercare di capire quali, tra le mille battute, hanno scatenato maggiore ilarità e riderne nuovamente. E di certo non è una scelta facile perchè in almeno 3 momenti vengono le lacrime agli occhi.

Certo, la trama è quella che è, ma l’intento di chi ha ideato questa pellicola non era affatto quello di creare un’opera d’arte. Forse disturba un pò la presenza di pubblicità, nemmeno troppo nascosta, durante alcune scene. Anzi… alcune sembrano create ad arte per inserire gli sponsor (la scena del vestito della Chillemi). É comunque una scelta comprensibile dato che il portafogli ha le sue necessità e non ci si aspettava un successo del genere.

Un film gradevole, a tratti esilarante, consigliato a chiunque, meridionale, settentrionale, gay o etero, bianco o nero per una serie di risate senza fine. Da vedere preferibilmente in compagnia e al cinema. L’ignoranza che ti sorprende! Il cozzalo che ti stupisce!

PAGELLONE:

Scenografia 8 : Polignano ed il suo mare in contrapposizione all’architettura meneghina.

Trama 6: In questa tipologia di film, la trama perde di significato rispetto alle gag.

Attori 9: Prestazione spettacolare di tutti. E pensare molti di loro non hanno esperienze di recitazione cinematografica.

Colonna Sonora 7: Semplice ed autoironica.

Comicità 9: Ci sono momenti in cui si rischia di cadere dalla poltrona per le risate.

VALUTAZIONE COMPLESSIVA 80/100

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.